con Roberto Gabriele, Simona Ottolenghi e Antonio D’Onofrio

La forza delle coppie, quando sono unite dalla passione, si scopre dai sogni e dagli obiettivi fissati.

Le mete da raggiungere diventano semplici, quando c’è sana ambizione e competenza e diventano mete ambite ed anche condivise da molti.

Lo stanno dimostrando quattro amici di Latina, uniti da un interesse comune per i Viaggi e per la Fotografia e che già avevano in passato organizzato eventi di settore con ‘Viaggi Randagi’.

Un Fotografo, due architetti e una giornalista Roberto Gabriele e Simona Ottolenghi, Antonio D’Onofrio e Rosalba Grassi.

Un connubio perfetto nel lancio di un progetto: “Viaggio Fotografico” con la mission di accompagnare iscritti in percorsi condivisi durante week end con workshop di foto e architettura o in viaggi alla scoperta di altre culture, riportando reportage sotto la guida di professionisti.

E, ad attestare che la passione unisce, è soprattutto una coppia illustre nel campo fotografico: Leila e Sebastiao Salgado in Mostra all’Ara Pacis di Roma fino al 15 settembre con ‘Genesi’, un’esposizione di oltre 200 fotografie in bianco e nero che, il 26 maggio scorso, il gruppo pontino ha deciso di assaporare.

Un evento fotografico di spessore internazionale dagli scatti inconfondibili di un artista sostenuto dalla moglie, la quale è anche curatrice della mostra, in cui si respira tutto il rispetto per la natura incontaminata. In cui si assapora, attraverso la texture perfetta dei chiaroscuri, la capacità tecnica ma anche umana dell’attesa, di fronte alla meraviglia delle abitudini degli animali anche più feroci. Di fronte a costumi più disparati dei popoli indigeni di vari continenti. Nel fantastico scenario moderno dell’Ara Pacis, costruito su scavi antichi, si procede ad ammirare l’esposizione di Salgado, dalla Penisola Antartica con i suoi pinguini dal volto nitido su lastre di ghiaccio che sembrano tangibili, alle balene dalle code gigantesche da cui scivolano scrosci di oceano. E poi Canada, Alaska, Arizona, fino all’immagine inquietante del Vulcano Ilinsky in Russia che, a guardarlo, pare abbia un volto umano che seppure fermo, appeso alla parete grigio scuro, sembra intento a non perdere di vista il suo dirimpettaio: l’Albero secolare del Simien National Park che spicca sul muro rosso, dove sono esposte le foto dell’Etiopia, scattate nel 2008 da Sebastiao.

Si prosegue il viaggio africano tra i deserti della Namibia e le bellezze statuarie delle donne dei popoli Himba e poi dei Boscimani in Botswana.

La fauna assume ancor più fascino con la foto ravvicinata del Gorilla di Montagna in Ruanda e della meravigliosa fotografia dell’Elefante che fugge lontano dai bracconieri in Zambia.

Il prestigio di Salgado, nel fotografare, sta proprio nell’avvicinarsi alla specie animale scevro della superiorità che di solito si attribuisce alla specie umana. Un atteggiamento che poi paga quando, gattonando sui gomiti, si riesce ad imbattersi come è successo al fotografo Brasiliano, proprio face to face con la Tartaruga gigante delle Galapagos.

Visitare la mostra di Salgado significa assistere ad uno spettacolo che sembra animato. Percorrendo i corridoi del piano inferiore dell’Ara Pacis, si arriva in Amazzonia attraverso occhi di coccodrillo che si accendono nel buio del Mato Grosso in Brasile e, ancora, sembra che ti si poggino sulla testa le zampe di caimani giganti, affiancati da giaguari, mentre scopri una popolazione, quella degli Zo’è che ancora oggi indossano il Poturu, il bastone inserito nel labbro inferiore, che viene forato con un osso appuntito di scimmia su maschi e femmine appena giunti all’età della pubertà. Anche le immagini della sezione ‘Santuari’ restano scolpite nella memoria visiva con i ritratti degli Stone Korowai le ultime persone sulla terra che praticano il cannibalismo in Papua Occidentale (Indonesia) e degli Yali, in Papa Nuova Guinea, con i loro singolari astucci penici fatti di zucca bislunga essiccata.

Roberto Gabriele e Antonio D’Onofrio sono stati seguiti in questa esperienza di visioni in bianco e nero, da un gruppo di 15 persone di Latina e Roma, appassionati di viaggi e fotografia che hanno partecipato, ringraziandoli per la capacità di coinvolgimento ad iniziative di tale spessore culturale.

Guarda il Video di Salgado

World Press 2013Ma le emozioni non sono finite qui. Nella stessa uscita è stata inserita anche la visita all’evento fotogiornalistico dell’anno: il finissage del Premio ‘WordPress Photo 2013’, al Museo di Roma in piazza Sant’Egidio in Trastevere, promossa da Roma Capitale Assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico -Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, in collaborazione con Contrasto e la World Press Photo Foundation di Amsterdam.

Il gruppo pontino è rimasto estasiato di fronte alle immagini più belle e rappresentative, che hanno documentato e illustrato in tutto l’anno gli avvenimenti sui giornali di tutto il mondo.

Ad aprire la mostra la foto vincitrice dello svedese Paul Hansen in cui si legge la disperazione e la rabbia, un dolore maschile collettivo e intimo di un gruppo di uomini nel portare in braccio, verso la Moschea per la cerimonia di sepoltura, i cadaveri di bambini innocenti, i loro nipoti, uccisi durante un raid aereo a Gaza.

A questo punto, non si può far a meno di tornare n la memoria al World Photo dello scorso anno, rimasto indelebile, della fotografia dello spagnolo Samuel Aranda, pregna di disperazione di una mamma con il figlio o un parente, ucciso tra le braccia durante gli scontri nello Yemen, che come è stato scritto rinnova il concetto della Pietà di Michelangelo.

Quest’anno sono sei i fotografi italiani premiati: Fabio Buciarelli, Vittore Buzzi, Paolo Patrizi, Paolo Pellegrin, Alessio Romenzi e Fausto Podavini.

Quest’ultimo ha ritratto un crudo spaccato di vita quotidiana in cui una donna assiste suo marito malato di Alzheimer fino alla fine.

E a tal proposito, viene spontanea la lettura della situazione femminile al World Press Photo 2013.

Singolari sono le foto relative alla donna, che risalta dallo scatto di Felipe Dana, brasiliano, per The Associated Press. Ha ricevuto la menzione d’onore per il ritratto con le lacrime agli ochhi, di Natalie Gonzales, 15 anni, dipendente dal crack e che vive nelle favelas.

Ancora a carpire l’attenzione, è il primo premio foto singola, categoria contemporary issues, ricevuto da Micah Albert per la fotografia della donna seduta in una discarica di Dandora, fuori Nairobi sui sacchi di spazzatura, intenta a sfogliare un libro trovato nell’immondizia, con uno sguardo compiaciuto che contrasta con la cruda realtà.

Vogliamo parlare di quanto sia raccapricciante vedere l’immagine di una donna iraniana non ancora trentenne con in braccio sua figlia di 3 anni attaccate con l’acido e sfigurate in volto dal marito, solo per avergli chiesto il divorzio dopo anni di maltrattamenti?

L’evento crudele ha permesso a Ebrahim Noroozi di conquistare il primo premio ritratto in presa diretta.

Un altro evento che fa comprendere la difficile situazione delle donne, stavolta, è quello delle ragazze fotografate in Somalia, che rischiano la vita solamente perché si azzardano a giocare a basket.

Un’altra femmina ma di specie animale ad essere maltrattata risulta il macaco a coda lunga in Indonesia, scimmia che viene comprata al mercato del bestiame e addestrata per camminare sui trampoli, andare in bici o mendicare addirittura con vestiti da bambina e teste da bambola applicate sul collo, come si nota dalla foto di Ali Lutfi, Indonesia, che ha conquistato il secondo premio. Donne lesbo sono poi ritratte da Maika Elan che ha vinto il primo premio per aver documentato come il Vietnam sia contrario a pratiche omosessuali. Ancora documenti fotografici nella periferia romana, attirano lo sguardo con le foto di alcune prostitute che si riposano su un materasso in mezzo al prato, mentre unico spiraglio per un miglioramento della vita femminile si legge dall’immagine fermata da Majid Saeedi, che ha vinto il secondo premio attualità per aver ritratto donne tutte vestite di nero, con il burka integrale che partecipano ad un workshop a Kandahar per fare vestiti all’uncinetto alla Barbie. Un corso organizzato dall’ONG per aiutare le donne ad andare verso l’emancipazione.

Non resta che ringraziare Antonio D’Onofrio e Roberto Gabriele che collaborano con le loro compagne di vita in questo progetto legato ai Viaggi e alla Fotografia.

Gli stessi che, dopo varie esperienze di viaggio e con la competenza propria delle loro professioni, hanno deciso di creare e offrire pacchetti di viaggio fotografici, in Italia e all’estero e workshop con uscite in outdoor, per far scoprire posti meravigliosi legati alle arti e, in particolare, a festival musicali, fotografici e architettonici.

Obiettivo: trasmettere la forza dell’immagine e dei reportage di viaggio e valorizzare il territorio.

A far da volano alle iniziative, è il web attraverso il portale http://www.viaggiofotografico.it/ dove si può trovare il programma di viaggio con la formula del coaching, e la neonata rivista on line Viaggi&Foto, corollario del Blog di Antonio D’Onofrio, ricca di contenuti sulla cultura del viaggio inviata in omaggio agli iscritti, i quali diventano protagonisti con le loro migliori foto o racconti di viaggio pubblicati sulle stesse pagine per poi indire, chissà, un concorso ad hoc.

Rosalba Grassi