Quando una donna europea, in viaggio, prova ad indossare uno chador nei paesi arabi, troppo spesso lo fa per giocare con i veli e prendendo sembianze non sue, come fosse una maschera.

Solo se lo chador te lo avvolge attorno una donna musulmana, mentre lo fa, ti trasferisce tutte le sue sensazioni e solo allora, se riesci a portarlo, comprendi.

Entri in compassione nel senso letterale della parola. Le relazioni con l’altra diventano passioni comuni.

Un drappo leggero e colorato attorno al capo può solo ripararti dal sole o anche dalla polvere, dal vento, come in realtà fanno già i nostri foulards, ma stretto stretto attorno al volto, ti stringe forte il mento e non ti lascia parlare sguaiato, non ti lascia ridere.

Riesci solo ad accennare un sorriso celato dietro la stoffa di seta. Ma in fondo ti accorgi che ti piace e che piace agli altri, molto spesso ormai l’ilarità è troppo fragorosa e a volte si perde di femminilità.

Uno chador ben legato da una donna araba ad incorniciare le orecchie, fa sì che si attutiscano i suoni. Non riesci neanche a sentire le voci, a meno che non ti sussurrino accanto. Ma hai mai pensato che è una piacevole sensazione non esser frastornata da rumori assordanti? A lungo andare… invece di sentire, ascolti.

Che ne dici di provare ora il niquab? Anche il naso è velatamente coperto, quanto basta per girare nei suk, i loro mercati, e non lamentarsi come facciamo noi donne europee davanti a carni appena macellate ed esposte al sole o quando ci passano accanto uomini di altri paesi con il sudore aromatizzato alle spezie.

Solo gli occhi ti restano spalancati sul mondo e tutte le emozioni, le racchiudi e le rifletti, cristalline.

La donna che hai appena incontrato e ti ha avvolto ora è soddisfatta può andare, perché ti ha fatto comprendere il profondo significato di un chador e di un niquab, che per alcune è ancora sinonimo di protezione, anche se per altre, ma soprattutto per noi, ha significato di costrizione, remissione, soggezione.

Una donna in viaggio prosegue, si addentra, ma se vai in Yemen entrare in relazione con una donna con il burqa è quasi impossibile, là sotto c’è un mondo impercettibile… tutta l’intimità all’ennesima potenza.

Una cosa è certa capisci che il nero è un colore solo esteriore, perché anche se gli occhi fanno pendant con il vestito, quando hai la fortuna di incrociarli in trasparenza, hanno tutte le sfaccettature dell’arcobaleno.

Insomma tutto il contrario di ciò che accade in Europa, dove il nero snellisce la silhouette, è elegante, lo si usa in ambito di lavoro anche per i tailleurs ma è un nero che si indossa, sempre più, anche interiormente.

Un giorno ero a Roma vicino ad un ufficio, in una pizzeria al taglio, dove la gente usava i ticket pasto. Per un attimo, seduta ad un tavolino, guardando tutti appena ad un palmo, mi son sembrati lontani nel tempo, come fossero tanti manichini tutta forma e niente anima.

sey

Proprio allora nei miei colori sgargianti, seppur empia, per non dire pingue, ho capito l’importanza e la necessità di viaggiare, di cogliere, carpire tutto l’essere solare delle donne creole ad esempio, che sanno essere determinate anche indossando gonne lunghe fiorate, pashmine aranciate, vestiti rosso vermiglio in convention di lavoro come il Ceo delle Seychelles, Sherin Naiken qualche mese fa in visita in Italia, ospite con noi di Monette Rose manager Italia dell’Ente del Turismo Seychelles e che si rivelano comunque friendly anche dietro un ruolo professionale o istituzionale.

Quando incontri una donna in viaggio, nei paesi africani, vorresti spogliarti come lei, camminare a piedi scalzi danzando e vestire di sole collane alla stregua di meravigliose donne Himba in Namibia.

Himba

E il tuo pensiero subito si sposa con il loro che, per averti come amica anche solo per un attimo, sapendo che il tempo per te corre veloce, mentre per loro sembra essersi fermato, all’improvviso e solo ad uno sguardo si spogliano anche del loro unico monile per donartelo.

donne himba

Il viaggio di una donna diventa magico quando in Marocco riesce ad indossare un kaftan colorato con tessuti pregiati e con la mdamma: la fine cintura ornamentale. Il tutto realizzato da uno stilista del luogo, che poi ti fa anche dormire sul tetto del suo albergo, sotto le stelle, nella piazza di Marrakech, non avendo più stanze a disposizione. E chiama anche a corte cantastorie Tuareg perché possano introdurti nei sogni, offrendoti un tappeto per sdraiarti e un bicchiere di te alla menta, non dimenticando di insegnarti il rito, dalla preparazione alla mescita, con la teiera d’argento a becco lungo quanto basta a versarlo dall’alto, per tre volte a formare la schiuma.

Anche in Sud Africa il primo incontro è donna e stavolta ad avere la meglio sono le acconciature dei capelli. Le più giovani a Cape Town ti fanno entrare nelle township: i loro ghetti, riservati a gente di colore, fatti di baracche proprio accanto a ville di lusso, dove i bianchi vivono ed ergono inferriate di metallo a sbarrare loro il passaggio. Proprio qua, per darti il benvenuto, iniziano ad intrecciarti i capelli in strettissime treccine per ore, se vuoi, e ti fanno intendere che per loro è l’unico modo per non lasciare annidare i pidocchi ed ora con i viaggiatori più curiosi è anche un modo per racimolare un po’ di soldi. Per te, che entri nel loro habitat, dovrebbe significare ascoltare il fruscio, sentire il tocco delicato e, allo stesso tempo, la sveltezza delle dita che scorrono sui capelli. Finalmente esci divertita da questa tortura che ti fa portare in testa perline colorate o spesso, per risparmiare, tanti piccoli elastici che poi scopri che sono preservativi tagliuzzati, donati loro in seguito a campagne contro l’Aids.

donna in sari indiano

Ed ancora prosegue il viaggio. Nella differenza ci uniamo e se vai verso l’Oceano Indiano, giunta in Sri Lanka, ti puoi imbattere in ragazze dalle lunghe trecce e con ombrellini colorati sotto una pioggia di sole che ti insegnano a drappeggiare il corpo nel Sari indiano.

Cinque metri di stoffa, qualche giro attorno all’ombelico, fissato in vita e poi ormai sei avviluppata fino a lanciarne un lembo sulla spalla dove lo si potrà appuntare ad una camicetta sexy a pancia scoperta, sperando poi di non perderselo per la strada.

E per la strada una donna in viaggio non vuol perdersi neppure i bagagli e tantomeno il volo è per questo che prima di partire si informa con attenzione e scopre e sceglie Flightright, che è un servizio di assistenza che, sulla base del diritto comunitario, ti aiuta ad ottenere un risarcimento fino a 600 euro dalle compagnie aeree, in caso di cancellazione, ritardo del volo o per imbarco non possibile.

E il viaggio di una donna può iniziare anche da qui, con un volo con scalo a Milano per visitare l’ Expo 2015, dove le stanze dei bottoni sono manovrate da diverse donne e dove c’è stato e ci sarà un primo approccio iniziale con donne d’Africa a rappresentare i National Days delle varie Nazioni e i padiglioni della fiera in cui sono presentati tutti i paesi del mondo.

Due donne di spicco sono già scese in campo, il 25 marzo scorso ed hanno presentato il programma del padiglione Angola: Alice Berenguel, Maestro di Cerimonia, che poi ha chiamato ad intervenire la Commissaria generale dell’Angola: Albina Assis Africano. Quest’ultima ha introdotto l’evento di Alta Moda Africana con la sfilata del brand ‘Fiu Negro’ di un’altra donna determinata del padiglione Angola: la desiner angolana: Nadir Tapi.

Lo Zimbawe è stato introdotto da sua Eccellenza Abi Gall Shonhiwa.

Gran testimonianza di apertura alle donne, l’ha data all’Expo Milano 2015 anche il Marocco che, in un viaggio di sapori e colori, ha fatto partecipare alla cerimonia istituzionale Lalla Hasmaa, sorella del Re del Marocco, il quale sta dimostrando grandi segni di apertura all’universo femminile.

A metà ottobre prossimo è prevista a Rho, nel padiglione del Sultanato dell’Oman, la settimana dedicata alle donne, con testimonianze femminili di chi ha avuto successo in diversi campi.

Potrà iniziare a saggiarne l’atmosfera chi avrà deciso di partire poi con www.viaggiofotografico.it per questo splendido paese dal 24 ottobre al 1 novembre con la macchina fotografica e poi scrivere un’altra storia.

La più interessante sarà pubblicata sul web magazine Viaggi & Foto.

ROMA URBAN VISION

Workshop di Fotografia Urbana

Roma 5-6-7 giugno 2015

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