Prima di sognare entro nell’immaginario di chi, dopo aver sbarrato gli occhi sul mondo, cerca di chiuderli, nell’intimità della sua stanza da letto. Mi porto dentro il vissuto e lo rielaboro, fissando lo sguardo su una tela dipinta dalla pittrice Carlotta D’Onofrio, appesa sulla testiera del mio letto da anni.

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Non è una Madonna, ma la Donna africana, che sotto il suo velo accompagna per mano i suoi figli scarniti e assetati e che mi fa apprezzare il quotidiano impegno di Madre. Solo ora, ad un tratto, dopo tanto tempo, invece di entrare in empatia con il soggetto, la guardo con altri occhi questa Donna, la vedo all’improvviso come riflessa in uno specchio, in una foto del libro che proprio ora è sul mio comodino e che ho appena iniziato a sfogliare.

Non ho sonno e leggo ‘A Occhi Aperti’ di Mario Calabresi, scrittore e giornalista, che ha raccolto una serie di interviste ai più grandi fotografi internazionali che hanno vissuto e immortalato momenti intensi e drammatici. Ho iniziato così a vagare con la mente, ad esempio, come il fotografo Sebastiao Salgado, pensando alle nuove migrazioni nel mondo.

Vago in pensieri di viaggi e comprendo perché tutto si intesse attorno a me, segnando il percorso e riesco a visualizzare bene quel sottile, trasparente filo d’argento che unisce ogni cosa e soprattutto situazioni e persone. Proprio così, le persone quelle che insieme a te condividono il cammino e che tu non ti scegli, ma vengono a te.

Sono due anni che tracciamo sentieri insieme, noi di Viaggio Fotografico e organizziamo workshop di fotografia in Italia e nel Mondo (vedi website www.viaggiofotografico.it). Ci informiamo, approfondiamo e ci impegniamo anche per condividere con i nostri associati momenti formativi legati al viaggio e alla fotografia.

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Roma è ispiratrice e le mostre fotografiche sono momenti importanti di studio e confronto. Dopo il World Press Photo, quasi ci stava per sfuggire un evento fotografico particolare: la mostra ‘A Occhi Aperti, quando la storia si è fermata in una foto’, curata da Alessandra Mauro e Lorenza Bravetta inaugurata all’Auditorium Expo, il 20 febbraio e che doveva chiudere il 10 maggio, ma  che invece, fortunatamente, è stata prorogata al 7 giugno prossimo.

Così, grazie al collega Massimo Pasquini, responsabile dell’Ufficio Stampa Fondazione Musica per Roma, con cui ci siamo ben relazionati, domenica scorsa in 12 appassionati di Viaggio Fotografico, siamo riusciti ad entrare nel mondo di 10 big della fotografia, reporter d’eccezione che – come dice Calabresi – “hanno incontrato la storia e hanno saputo riconoscerla” diventando testimoni oculari, che hanno saputo scavare tra le pieghe della cronaca.A occhi aperti 7

Una visita guidata gratuita, aperta agli iscritti all’Associazione, tra le foto di Abbas, Gabriele Basilico, Elliott Erwitt, Paul Fusco, Don McCullin, Steve McCurry, Yosef Koudelka, Paolo Pellegrin, Sebastiao Salgado, Alex Webb. Cercando di leggere i loro differenti approcci, la differenza nella tecnica utilizzata, la cura e la scelta delle foto per i portfoli e quindi la loro lettura in loco.

Nel salone espositivo, apre il percorso fotografico Paul Fusco con ‘Funeral Train’, una storia nel cassetto che lascia scoperta un’ottica rovesciata: nel viaggio del feretro di Kennedy in treno da New York a Washington, il fotoreporter cattura gli sguardi di chi aspetta sulle rotaie per mandare, ognuno a suo modo un ultimo saluto.

Un tuffo nel colore e la fotografia di strada lo si fa con Alex Webb il fotografo che è certo del fatto che non sia lui ad andare alla foto, quanto il contrario. Centrale, a carpire l’attenzione a primo acchito,  la Ragazza Afgana di Steve Mc Curry, ma anche la Testa fuor d’acqua del sarto che cerca di recuperare la sua macchina da cucire dall’allagamento a causa dei monsoni in India.

A fotografare la guerra in ogni parte del mondo, scende in campo Abbas che dice di sentirsi più scrittore che giornalista e lascia impresse nella nostra mente le sue foto in bianco e nero dell’Iran. Il lavoro globale per la mostra di Don McCullin è: ‘Incapace di piangere’.

E si riassume in due parole, con la frase di un Monaco buddista e poeta vietnamita: Il pianto che sentiamo nel profondo dei nostri cuori viene dal bambino ferito dentro di noi. Guarire il dolore che è in questo bimbo interiore, è la chiave per trasformare la rabbia, la tristezza e la paura.A occhi aperti 4

Tanta ironia la troviamo in Elliott Erwitt. Apprezziamo Gabriele Basilico come architetto e fotografo. A chiudere il percorso resta impresso il coraggio di Joseph Koudelka a cominciare dalle foto fatte ai gitani, che non teme di chiamare zingari, e con la sua documentazione fotografica sull’invasione sovietica di Praga per cui le sue foto hanno passato la frontiera di nascosto, la Magnum le distribuisce anonime e il reportage vince il premio Robert Capa. Saranno poi pubblicate con il suo nome nell’84 quando lui le dedicherà ai genitori, nel frattempo morti, che non le hanno mai potute vedere.

Eventi del genere, in cui i reporter raccontano la vita, attraggono il pubblico  ma allo stesso tempo creano una dicotomia emozionale legata ai temi trattati e descritti che sono purtroppo spesso legati a guerre o cataclismi. Si potrà un giorno trasformare e tirar fuori il bello, il sano e il giusto? Se lo chiede chi ha visitato con noi la mostra e che non comprende perché purtroppo a far notizia sono sempre fatti nefasti. Ma questa è storia! Riuscirà un giorno a capovolgersi la storia?

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ROMA URBAN VISION

Workshop di Fotografia Urbana

Roma 5-6-7 giugno 2015

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Roma 5-6-7 giugno 2015

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