Un racconto di viaggio fatto di sabbia e sale in una delle zone più inospitali del mondo.

(Testi e foto di Antonio D’Onofrio)

Skeleton Coast  è una parte della costa atlantica della Namibia settentrionale compresa fra le foci dei fiumi Kunene e Swakop.

Un nome che richiama alla mente antiche storie di pirati e naufragi.

L’ingresso a Nord per chi proviene da Khorixas e minacciosamente contraddistinto da un cancello con due grossi teschi, messi qui quasi a monito a chi osi avventurarsi verso sud. E numerosi sono i crani di vari animali disseminati lungo la spiaggia.

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Il luogo è affascinante, costantemente battuto da un vento impetuoso e con un mare perennemente agitato, i colori del deserto retrostante che cambiano in funzione della luce rendono l’atmosfera davvero unica.

Solo gli spiriti più avventurosi, romantici e solitari avranno il privilegio di vedere la “terra che Dio fece nell’ira” come la chiamano i namibiani o “le porte dell’inferno” com’è detta dai portoghesi.

Pochi altri posti al mondo riescono a far provare le emozioni che la Skeleton Coast suscita nella nostra anima. Possiamo aver visto foto o sentito racconti, ma indefinibili sono le intime e appassionanti sensazioni che proviamo quando il fuoristrada percorre la pista per portarci in una dimensione dove il tempo si ferma, ove non sentiamo altro che silenzio, meraviglia e solitudine sia nella nostra anima, sia intorno a noi.

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Una visione sorprendente: la costa desolata, le dune che sembrano tuffarsi nel ruggente Oceano e sulla spiaggia, spettrali ed inquietanti i relitti di grandi galeoni, oggi avvolti dalle sabbie, che ci narrano il loro spaventoso passato, quando veleggiavano sotto costa, ma tra le nebbie e per i perigliosi fondali naufragarono con il loro intero carico di spezie, tesori e uomini.

La costa è quasi ovunque piatta e sabbiosa, solo raramente rocciosa. Il clima è estremamente arido, con scarsissime precipitazioni. L’umidità viene però portata nell’entroterra del fenomeno delle nebbie costiere: la corrente fredda del Benguela che lambisce la costa. Le nebbie mattutine arrivano talvolta a spingersi nell’entroterra per oltre 50 chilometri all’interno.

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La Skeleton Coast è nota per essere particolarmente inospitale e difficile da raggiungere; verso l’interno il deserto si estende per decine di chilometri, e dal mare è difficile avvicinarsi a causa delle forti onde causate dalla corrente del Benguela. Il nome odierno si riferisce agli innumerevoli relitti spiaggiati lungo la costa. In tutto se ne contano oltre un migliaio; fra i più celebri ci sono quelli delle navi Eduard Bohlen, Otavi, Dunedin Star e Tong Taw. La pericolosità della costa per la navigazione, anche in tempi recenti, è dovuta al trasporto sabbioso dalle dune al mare; ad effetto del vento le dune avanzano nel mare, la sabbia sollevata dal vento costituisce banchi sottomarini modellati dalla corrente anche a notevole distanza dalla costa, tali banchi sono molto difficili da identificare e mappare; i relitti incagliati nei banchi sono spesso ormai inglobati nelle sabbie costiere.

Se non temete di correre questi rischi, allora, va bene, quello in Namibia è proprio un viaggio fantastico.

In questo luogo noi di Viaggio Fotografico ci siamo stati più volte e, a Dio piacendo, ci torneremo ancora per provare ancora queste emozioni e poter riportare, a chi avrà la pazienza di ascoltare, un reportage di viaggio.

Dedicato a tutti coloro che respirano l’Africa…

La prossima partenza è programmata per il 3 agosto 2015.

Tutte le info al link: http://www.viaggiofotografico.it/14449/namibia-il-grande-nulla/